Come topi cerchiamo la nostra salvezza sotto terra

torrenti e alluvione

Come topi cerchiamo la nostra salvezza sotto terra

Dopo quattro mesi di campagna elettorale, sebbene non ci sia mai stato, conosco alla perfezione la città di Roma, ne ho ricostruito una mappa dettagliatissima grazie a tutti i servizi sulle buche che attanagliano i romani.

Mica come a Genova, che nelle buche ci ritroviamo i cadaveri… dilettanti, i romani!!!

I torrenti nascosti, che Genova ha inglobato dentro di sé e sotto di sé nel corso della sua storia, sono circa 2 mila. Torrenti, rivi e canali che, in caso di nubifragi o addirittura alluvioni non sono assolutamente in grado di raccogliere e smaltire tutta l’acqua piovana. 

Se guardo allo sfacelo con cui hanno amministrato questa città nell’ultimo secolo, deturpandone il territorio, e violentando la sua più profonda intimità, mi chiedo cosa sarebbe e come sarebbe questa città se solo le previsioni e le stime di quando andavo a scuola io si fossero realizzate: Genova raggiungerà il milione di abitanti entro il prossimo millennio, ci dicevano, ci raccontavano…

Duecentotrentamila (230.000) abitanti in meno, è questa la fotografia attuale del capoluogo genovese. Una generazione fa, nel 1971, Genova contava oltre 816 mila abitanti, il censimento del 2011 ne certifica poco più di 593 mila, l’Istat, nel 2016, circa 583 mila… il tempo di una generazione (giusto appunto la mia) per divorare una generazione!

Siamo più vecchi, siamo più soli, siamo sempre più integrati (e se non ci fossero gli immigrati il calo demografico sarebbe ancora più rilevante), siamo sempre più poveri…

Duecentotrentamila (230.000) abitanti in meno in 40 anni, Genova, facendo i conti della serva, perde circa 15 abitanti al giorno, ma si continua a gettare cemento sopra la terra, salvo poi difendere il proprio operato, giustificare i conti economici dei piani comunali e far ricadere le colpe del dissesto idrogeologico alle politiche degli anni 50 o degli anni 60, come se quelle attuali fossero differenti, lungimiranti e propedeutiche alla salvaguardia del territorio.

E allora godiamoci il mega centro commerciale di Brugnato, il nuovo punto vendita della Bricoman e i posteggi sotterranei dove prima scorreva l’acqua dei nostri torrenti, quell’acqua che una volta ha permesso l’inizio della nostra civiltà, quei torrenti trasformati in bombe ad orologeria pronti ad esplodere alla prima pioggia non prevista.

Incentivazione alla vita di campagna pari a zero, entroterra abbandonato a se stesso, e ogni riqualificazione urbana improntata all’incasso immediato, ad un commercio che non è più sostenibile e ad un territorio che non può più sopportare la benché minima violenza.

La parola riqualificazione viene utilizzata esclusivamente per giustificare altro cemento, altre trappole mortali pronte per dare il loro “prezioso” contributo di vittime quando arriveranno le piogge autunnali, i temporali “non previsti” e le esondazioni non monitorate.

E come topi in trappola cosa facciamo? Scaviamo sotto terra… non potendo andare a sud perché “sembra” ci sia il mare e non potendo andare a nord per l’evidente barriera montuosa, scaviamo e cerchiamo la nostra salvezza sotto terra, nuove gallerie per far passare persone che non ci sono, nuovi alvei sotterranei per far passare quei torrenti di cui ci ricordiamo solo quando piove.

Con un dubbio disarmante: stiamo per caso aiutando l’acqua a scavare la più grande fossa comune mai esistita?

 



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