Io, che non sono un cazzo di nessuno…

Io, che non sono un cazzo di nessuno…

Io non sono un cazzo di nessuno…
 
Che si sappia, perchè poi c’è qualcuno che insinua che abbia chissà quale ruolo in chissà quale posizione in chissà quale società…
 
Però da sempre dico la mia su tutto ciò che mi accade intorno, su come la pubblica amministrazione amministra e se la qualità dei servizi offerti, in qualità di socio sostenitore con le mie tasse, sono all’altezza di quanto verso…
 
E spesso non sono soddisfatto, e lo dico…
 
Come per l’assoluzione di Regione Liguria e dell’ex direttrice della Protezione Civile Minervini imputata di omicidio colposo per la morte dell’infermiere Antonio Campanella nel corso dell’alluvione del 9 ottobre del 2014…
 
Notizia passata quasi inosservata…
 
Bene, avete vinto voi, abbiamo perso noi.
Come quasi sempre…
 
Ho anche un pessimo rapporto con la stragrande maggioranza dei giornalisti.
 
Che di solito capiscono un cazzo di quello che gli dico…
 
Succedeva ai tempi di quando guidavo Limet, succede anche ora da battitore libero…
 
Mosche bianche ce n’è, e fortunatamente bazzicano anche su questa pagina, ma sono davvero poche…
 
Quindi per la prossima intervista, solo scritta, prenotata e dopo aver ricevuto congruo conguaglio mediante IBAN…
 
Perchè leggere le cazzate scritte oggi sul secolo xix sarebbe quasi da querela, tanto storpiate e sbagliate sono state riportate le mie dichiarazioni…
 
Addiè…
 
Ma tutto passa in secondo piano quando, in una domenica in cui provi a prendere respiro, te con le tue figlie, te ne vai a giro provando a regalarti e a regalare loro una domenica normale, resti isolato dal mondo per almeno 5 ore e contemporaneamente succede quello che oramai sappiamo tutti…
 
Frana un pezzo di montagna e si porta via trenta metri di viadotto, così come fosse un mucchio di niente, o poco più…
 
Vivo 5 ore nella lotta intestina di voler proseguire la mia domenica di normalità con due “belve” accanto assatanate che mi trascinano da un negozio all’altro e l’istinto di “rubare” temporaneamente il telefono a mia figlia, lei si, ancora collegata con il resto del mondo, e cercare di capire cosa fosse accaduto…
 
Scelgo una via di mezzo, cerco qualcuno, mi faccio mandare un paio di filmati e organizzo il minimo di informazione per un evento che oramai aveva fatto il giro del mondo…
 
Non sto bene, non mi sento in pace, son li con le mie figlie a cercar regali per amici e parenti e non so neppure se là sotto, dove con l’amico Simone siam passati un paio di settimane fa per andare a installare la webcam di Prato Nevoso, c’è rimasto qualcuno…
 
Ma cosa avrei potuto fare?
 
Nulla, assolutamente nulla.
 
Neppure alleviare il senso di angoscia che ci attanaglia e quella sensazione di fragilità e di labilità con la quale siamo costretti a vivere da quel maledetto 14 di agosto…
 
In pratica, quando usciamo e torniamo a casa, di fatto, ci meritiamo d’ufficio l’appellativo di sopravvissuti…
 
Apriamo tavoli infiniti per parchi fluviali che non serviranno a un cazzo e permettiamo che si continui a costruire in ogni angolo di Liguria…
 
Costruiamo il nuovo lasciando deteriorare il vecchio…
 
E nel frattempo il clima cambia e ci mette il carico da novanta.
 
Io dico che siamo fottuti, ma sono ottimista…
 
Bonsuar


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