Se a Pasquetta fosse finita come lo spot della Motta?

Se a Pasquetta fosse finita come lo spot della Motta?

Non è stato psicodramma da satellite (per fortuna!!!) ma non ci siamo andati neppure troppo lontani.

Per alcuni giorni, prima del ponte pasquale, tutti i telegiornali e tutte le testate giornalistiche e/o di informazione rilanciavano la notizia del satellite cinese che, come nelle migliori barzellette, si sarebbe perso e semi distrutto nello spazio o comunque che se ne fosse perso totalmente il controllo per cui c’era solo da aspettare l’impatto col pianeta Terra.

Ma come col pianeta Terra? Proprio nei giorni di Pasqua e Pasquetta, peraltro primo fine settimana soleggiato, incastonato tra due perturbazioni dopo una serie infinita di week-end meteorologicamente imbarazzanti? Effettivamente il rischio psicosi da barbecue coi rottami del satellite era elevato, ma alla fine ha vinto l’indifferenza, quasi a sfatare la “sfiga” non ci abbiamo creduto ed è stata (ripeto per fortuna!!!) un’apoteosi di griglie fumanti senza la benché minima preoccupazione di finire come la povera mamma dell’ormai famoso spot del Buondì Motta.

In questi giorni, però, ho fatto alcune considerazioni, che vi sottopongo, perché alla fine, quello spot, che tanto parlare ha fatto di sé, sembra quasi aver involontariamente anticipato ciò che sembra possibile possa accadere con maggiore probabilità.

Effettivamente lo spasmodico aumento delle telecomunicazioni non farà altro che accrescere il numero di satelliti “sparati” intorno all’orbita terrestre con il rischio sempre più elevato che si possa perdere qualche pezzo o che se ne perda, addirittura, il totale controllo come peraltro accaduto nei giorni di Pasqua (evento assolutamente non inedito).

E si, perché come ci ricorda il Cnr rientri senza controllo di stadi o satelliti con una massa superiore alle 5 tonnellate avvengono, in media, una o due volte all’anno. Il 27 gennaio scorso ad esempio, uno stadio russo-ucraino di circa 8.500 kg, quindi con una massa superiore a quella di Tiangong-1, è rientrato, interessando il Perù. Infatti, alcuni componenti sono precipitati nell’estremità meridionale del Paese, nella regione del lago Titicaca. Il 10 marzo, uno stadio del lanciatore cinese Lunga Marcia 3B è invece rientrato sul Paraguay: un serbatoio è stato recuperato nei pressi del confine con il Brasile.

Imbarazzante, ma oserei dire agghiacciante avere altresì constatato che anche a poche ore dall’impatto nessuno sapesse dove potesse precipitare e con quali conseguenze, semplicemente perché la rotta, ci dicevano, era incalcolabile, salvo poi sciorinare percentuali da zero virgola per un eventuale impatto sull’Italia.

Cerchiamo di capire il perché…

Che cosa è possibile prevedere

Il rientro di una stazione spaziale ha numerose variabili che rendono difficile una previsione precisa con largo anticipo. Il tratto saliente della previsione non riguarda il dove e quando l’oggetto rientrerà, cosa fisicamente impossibile in casi come questo del Tiangong-1, ma dove non cadrà. Questo dato si può ottenere con maggiore precisione nelle 36 ore prima dell’impatto. Solo in quel lasso di tempo si potrà – ad esempio – escludere anche l’Italia. “Per le aree residuali che restano invece all’interno della finestra temporale di incertezza fino alla fine, – scrive il Cnr – non resta che assumere le misure precauzionali decise preventivamente, aspettare e vedere. Tenendo comunque conto che il rischio effettivo rimane piccolissimo”.

Perché non è possibile prevedere il rientro

Ci sono numerose variabili che interessano il percorso dei satelliti tra cui l’orbita di partenza, l’orientazione incostante dell’oggetto nello spazio (che può evolvere in modo imprevedibile), la fallacia dei modelli di atmosfera usati per determinare a terra le orbite, le previsioni dell’attività solare e geomagnetica, che influenzano la densità dell’atmosfera e quindi il cammino degli oggetti nello spazio. Inoltre, a complicare le cose c’è la grande velocità con cui questi corpi si spostano.

 

Detto questo, però, la domanda sorge spontanea: se non siamo in grado di calcolare il tragitto come facciamo a stabilire che i pezzi e i rottami non cadano nel mio barbecue?

Che la Motta avesse ragione cominciavo a sospettarlo da un pezzo…

 

 

 

 



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