Genova – Torrente Bisagno

BISAGNO

Il Bacino del Torrente Bisagno con la sua superficie complessiva di circa 95 kmq e i suoi 25 km di lunghezza viene definito un bacino di dimensioni medio-piccole.

Fanno parte del bacino i territori dei Comuni di Genova, Davagna e Bargagli, e porzioni assai limitate dei territori dei Comuni di Sant’Olcese, Lumarzo, Sori e Bogliasco.

Il corso d’acqua attraversa i quartieri genovesi di: Prato, Doria, Giro del Fullo, MolassanaSan Gottardo, San Sebastiano, Pontecarrega, Gavette, Staglieno, Marassi, Borgo Incrociati, Borgo Pila e Foce.

Il Bisagno nasce al Passo della Scofféra, ad un’altitudine di 650 m.s.l.m.

Il Torrente nasce con il nome di Bargaglino, assumendo poi il nome di Bisagno dalla confluenza con il Torrente Lentro, nei pressi di località La Presa..

Scendendo verso valle, oltre a ricevere alcuni piccole aree drenanti, presso l’abitato di Cavassolo riceve il Rio Canate, in località Doria riceve il Rio Torbido mentre all’altezza di Molassana accoglie le acque del Torrente Geirato.

Procedendo il suo cammino verso Sud, presso  il quartiere di San Gottardo riceve il Rio Trensasco e il Rio Cicala  e all’altezza di Pontecarrega i Rii Mermi e Torre.

In prossimità del Cimitero Monumentale di Staglieno confluisce il Rio Veilino, che raccoglie le acque dei Rii Rovena, Briscata e S. Antonino, mentre nel quartiere di Marassi, a pochi metri dallo Stadio Luigi Ferraris, riceve il Rio Fereggiano.

Il Bisagno sfocia in mare nella zona della Fiera di Genova nel quartiere di San Pietro alla Foce all’estremità orientale del bacino portuale.

Il territorio in esame nonostante l’alta percentuale di tessuto urbano, presenta tuttavia alcune situazioni di pregio in contesti ancora a bassissima antropizzazione. In particolare lungo il corso del Lentro e presso i corsi d’acqua di alcune vallette secondarie esistono interessanti presenze vegetazionali e faunistiche (crostacei, anfibi, rettili, uccelli) indice di situazioni non compromesse.

Nel corso d’acqua si possono osservare: FagianiAironi CineriniLarinaeCorviGermani RealiAnatre; ma anche femiglie di cinghiali e, specie nella parte alta del torrente, Caprioli.

Allo stesso tempo però vi sono situazioni particolarmente compromesse nella parte urbanizzata più vicina alla città, stati di degrado connessi al forte impatto delle attività estrattive e delle infrastrutture presenti in tutto il tratto terminale.

Le principali criticità idrauliche del bacino, con particolare riferimento al rischio di inondazione, si riscontrano nel tratto terminale coperto (dallo sbocco a mare al ponte ferroviario di Brignole) a causa della grave insufficienza del tratto canalizzato, ed in quello scoperto compreso fra il ponte ferroviario e la confluenza con il Rio Fereggiano.

A causa dell’attuale configurazione geometrica del corso d’acqua, assai lontana da quella naturale, per via dell’elevata densità del tessuto urbano circostante, si delinea una situazione di vera e propria emergenza idraulica.

Va rilevato come la possibilità che una consistente zona urbana sia soggetta a inondazioni con frequenza poco più che ventennale rappresenta, sia a livello Italiano che Europeo, un caso limite di vulnerabilità alluvionale.

I LAVORI DI COPERTURA DEGLI ANNI 30

Negli anni 1928-1931 fu realizzata la copertura del torrente Bisagno all’altezza della stazione di Brignole.

La commissione Inglese, Fantoli e Canepa, incaricata nel 1907 dal Sindaco del Comune di Genova Gerolamo Da Passano,di stabilire la portata di massima piena per realizzare la canalizzazione e la copertura, sottostimò la portata massima,indicata come mai superiore ai 500 m³/s.

Nel corso dei secoli, invece, si sono verificati eventi di piena sino a 1300 metri cubi al secondo.

Con i lavori di copertura,tra Brignole e la Foce, il Bisagno venne ristretto di 48 metri.

Il nuovo assetto sotterraneo abbassò a 3,5 metri la sponda, prima alta 5 metri.

 

PRINCIPALI AFFLUENTI

  • Torrente Lentro
  • Rio Mermi
  • RioFereggiano
  • Torrente Canate
  • Rio Torbido
  • Torrente Geirato
  • Rio Trensasco
  • Rio Cicala
  • Rio Veilino

 

 RILIEVI PRINCIPALI

  • Monte Candelozzo (1034 m s.l.m.)
  • Monte Alpesisa (m 983 s.l.m)
  • Monte Lago (m 941 s.l.m.)
  • Monte Bastia (m1032 s.l.m.)
  • Monte Dragonat (m 978 s.l.m.)
  • Monte Spina (m 986 s.l.m)
  • Monte Croce di Fo (973 m s.l.m.)
  • Monte Bado (912 m s.l.m.)
  • Monte Prati di Capenardo (880 m.sl.m.)
  • Monte Alpe (799 m.s.l.m.)

Le quote dei crinali tendono a diminuire, portandosi progressivamente a quote medie comprese tra i 400 ed i 600 m s.l.m., lungo i crinali dei Forti e avvicinandosi al centro città:

  • Forte Sperone (489 m.s.l.m.)
  • Forte Puin (512 m.s.l.m.)
  • Forte Diamante (672 m.s.l.m.)
  • Forte Ratti (560 m s.l.m.)

 

PRECIPITAZIONI

Immagine Pluviometria - tratta da Nimbus - Rivista Ligure di Meteorologia

Immagine Pluviometria – tratta da Nimbus – Rivista Ligure di Meteorologia

Come si evince dalla mappa, il bacino del Bisagno (cerchiato in rosso)  ha precipitazioni medie annue che oscillano fra i 1000 mm della ristretta fascia costiera ai 1500 mm degli immediati rilievi retrostanti la città , con punte che, in qualche caso, raggiungono i 2000 mm nell’entroterra.

 

EVENTI ALLUVIONALI

Il bacino del torrente Bisagno è soggetto a piogge di estrema intensità,. Nei casi più gravi (1953, 1970, 2011 e 2014) la copertura andò in pressione, provocando l’allagamento delle zone cittadine site sulla piana alluvionale del Bisagno, con vittime e aumento della gravità del danno per via dell’effetto di rigurgito della stessa.

26 ottobre 1822 –  Alle ore 11 30 si ebbe la prima esondazione del Bisagno di cui si ha documentazione e vide il crollo del ponte e la rovina di molte case. In una cronaca del tempo si legge:

«La pioggia cominciò la notte di giovedì e continuò per quindici ore consecutive in modo fortissimo. Il venerdì mattina la via tra Genova e Albaro era però ancora praticabile, ma continuando un’acqua dirotta, a dieci ore gli orti del Bisagno cominciarono a convertirsi in lago. Alle undici tutto era sotto l’acqua e l’onda s’andava ancora innalzando. Coll’avvicinarsi del meriggio il cielo si fa più cupo, il fulmine scoppia a brevi intervalli, seguito da tetro rimbombo di tuono, diluvia. L’inondazione guadagna tutta la vasta pianura del Bisagno che appare come una laguna fangosa, dalla quale emergono le sole cime degli alberi e delle case sommerse fino al secondo piano. Mura diroccate, terreni divelti, alberi sradicati, chiese inondate, ponti abbattuti, case rovinate, masserizie travolte e animali annegati.» (fonte wikipedia)

8 ottobre 1892 –  Secondo evento alluvionale documentato del torrente Bisagno.la sua portata è stimata attorno ai 1200metri cubi al secondo.Dopo questo evento si concretizzò l’idea della tombinatura.

 29 ottobre 1945 –  Un’intensa precipitazione di circa 200 mm in quattro ore,preceduta da una settimana piovosa, causò l’esondazione del torrente nel tratto a monte della copertura. Vi furono 5 morti e danni ingenti, oggi difficilmente valutabili. La stampa locale fornisce notizie sulla sommersione del ponte di Sant’Agata e di allagamenti in Piazza della Vittoria, Piazza Verdi, oltrechè in Corso Sardegna e Piazza Romagnosi. Vengono inoltre ricordate le esondazioni dei Rii Fereggiano, Mermi, Veilino, Geirato e Torbido, con il crollo di alcuni ponti sulla S.S. 45.

8 novembre 1951 – Contemporaneamente al grave evento alluvionale che colpì i bacini del Polcevera e dell’Entella anche sul bacino del Bisagno si registrarono intense precipitazioni che causarono una piena non regolarmente smaltita dall’alveo del torrente. Le notizie di stampa registrarono  le esondazioni del Rio Fereggiano, che esondò in Piazza Galileo Ferraris e del Torrente Geirato che produsse danni al ricostruito ponte della Strada Stalale n.45

19 settembre 1953 –  Intense piogge si causano l’esondazioni dei rii negli abitati di Molassana, Ca’ de Riva, nella zona di Piazza Romagnosi e Piazza Galileo Ferraris. La copertura del Bisagno andò in pressione e la conseguente esondazione interessò Borgo Incrociati e Corso Sardegna oltre a Via San Vincenzo, Via XX Settembre e Corso Torino. Oltrepassata la ferrovia, le acque esondate o rigurgitate dalle fognature allagarono Via Fiume,via  XX Settembre,via Granello,via Diaz e viale Brigate Partigiane sino alla Foce e a levante da Via Archimede, Corso Buenos Aires, Piazza Savonarola, Via Pisacane e Via della Libertà sino alla Foce. Le acque di piena provocarono il crollo di numerose passerelle pedonali lungo l’asta principale e dei due ponti sul torrente Geirato a Molassana e sul rio Torbido alla Doria. Oltre ai danni alla viabilità cittadina, ingenti furono quelli subiti da negozi, magazzini ed autorimesse del centro urbano.

8 ottobre 1970 – L’evento alluvionale più intenso dopo la costruzione della copertura si verificò il giorno 8 ottobre 1970. La portata transitante, stimata in circa 950 m3 /s dall’Ufficio Idrografico del Genio Civile di Genova, mandò in pressione la copertura ed esondò causando un allagamento dalle proporzioni catastrofiche, che si spinse a ponente sino a Via Colombo, Via XX Settembre, Via Fiasella, Via Diaz, Via Brigate Partigiane sino alla Foce e a levante sino a Via Tolemaide, Via Teodosio, Via Caffa, Via Montesuello, Via Casaregis. A monte esandarono pressoché tutti gli affluenti e i danni furono ingentissimi.

Nella sola zona della val Bisagno si contarono 10 vittime. (44 morti totali in tutta l’area della provincia di Genova)

Durante l’evento alluvionale s registrarono picchi precipitativi elevatissimi in tutta l’area del Genovesato.

Il picco di precipitazione a valle del bacino del Bisagno fu registrato dalla stazione di Pontecarrega con 453 mm di pioggia in 24 ore

Ma Il picco più elevato di tutto l’evento fu registrato a Bolzaneto,nella limitrofa Val Polcevera, dove caddero in sole 24 ore 948mm di pioggia. Si tratta dell’attuale record pluviometrico nazionale stabilito nell’arco delle 24 ore. Da tale dato si ipotizza che sui rilevi collinari alle spalle di Genova quel giorno le precipitazioni, incessanti e accompagnate da picchi d’intensità elevatissima, possano aver sfiorato i 1100 mm di pioggia.

6 ottobre 1977 – L’evento ebbe caratteristiche meteorologiche simili a quello del 1951, dando luogo ad esondazioni degli affluenti, senza tuttavia mandare in pressione la copertura. Gli allagamenti delle zone urbane sono stati provocati dalle esondazioni dei rivi coperti quali il Rio Ca’ dei Rissi e il Rio dell’Olmo a Molassana, il Rio delle Gavette, i Rivi Briscata, Antonino e Veilino a Staglieno in sponda destra, i Rivi Mermi e Torre ed il Rio Mirto a Marassi.

27 settembre 1992 – si ebbero due diverse tipologie di fenomeni alluvionali: allagamenti provocati da intense precipitazioni, ed esondazioni dovute alla notevole portata dell’evento idrologico e idraulico. Per via dell’intensità dell’evento le fognature bianche non furono in grado di smaltire l’intero deflusso superficiale urbano. Si produssero così, inizialmente, allagamenti di tutta la zona urbana posta a bassa quota, accompagnati da notevoli danni alla rete fognaria. Successivamente, a causa dell’esondazione del torrente Bisagno, furono inondate. Nella zona tra il cimitero di Staglieno e la Foce, tutte le aree limitrofe al torrente vennero allagate e vennero maggiormente colpiti i quartieri di Marassi, San Fruttuoso e la zona di Piazza della Vittoria. Gli allagamenti conseguenti al fenomeno di esondazione provocarono ingenti danni nella zona di Borgo Incrociati, dove il tirante idrico raggiunse la quota di 180 cm sul piano stradale. I volumi d’acqua esondati, in conseguenza del sormonto del Ponte Castelfidardo e in relazione al crollo del tratto di spalletta d’argine di via Canevari all’altezza di Borgo Incrociati, defluirono verso valle attraverso le gallerie viarie e pedonali, che conducono nella zona di Piazza della Vittoria. Particolarmente gravi furono i danni nella zona di Via San Vincenzo; in prossimità della stazione Brignole i parcheggi sotterranei del complesso di Corte Lambruschini furono completamente allagati. Complessivamente l’esondazione provocò danni a tutte le attività commerciali situate ai piani terra e nei locali seminterrati.

4 novembre 2011 – L’evento meteorologico che ha interessato la regione tra la serata del 3 e soprattutto  la mattina del 4 novembre 2011 sarà tristemente ricordato per l’esondazione del Torrente Bisagno e del Rio Fereggiano,  in cui hanno perso la vita 6 persone. Il lungo ed intenso periodo perturbato ha interessato la Liguria dopo soli 8 giorni dall’alluvione che ha colpito le Cinque Terre e le valli del Vara e del Magra nella giornata del 25 ottobre, causando ingenti danni e perdita di vite umane. Le piogge osservate hanno fatto registrare quantitativi anche molto elevati, (a Vicomorasso,nel comune di Sant’Olcese, fino a 180 mm in una sola ora, 335 mm in tre ore, 400 mm totali in 12h) in particolare nella prima fase dell’evento.

Nell’area del Rio Fereggiano in circa 6-7 ore caddero 560 mm di pioggia (stazione quezzimeteo.it) con picchi di oltre 100mm in un ora e il clamoroso picco di 50 mm in 10 minuti nella zona di Marassi.

All’incirca un’ora dopo l’esondazione del Fereggiano, alla quale sono dovute le sei vittime dell’evento, anche sull’asta principale del Bisagno si è verificata l’esondazione, nella parte immediatamente a monte dell’imbocco della copertura terminale.

L’acqua  inondandò i sottopassi, la zona di Brignole, Viale Brigata Bisagno dirigendosi verso mare, Via Fiume, Via Tolemaide e Via Invrea,Piazza Giusti, la parte bassa di Corso Sardegna, i sottopassi di Via Archimede e Corso Sardegna stesso.

Nel caso dell’evento in esame il picco di piena del Bisagno ha avuto fortunatamente una durata piuttosto breve, ed il volume d’acqua complessivamente esondato ha provocato l’inondazione di una parte relativamente piccola dell’area a rischio.

Gli allagamenti che si sono manifestati nel quartiere di San Fruttuoso, sono da ricondurre all’esondazione dei numerosi piccoli rii che drenano i versanti delle rispettive alture (rio Noci, rio Rovare ed altri).

L’evento del 9-10 ottobre 2014 – La giornata del 9 ottobre è stata caratterizzata da precipitazioni copiose, a tratti di intensità molto forte, che hanno interessato in prevalenza la parte centrale della Liguria (ossia la città di Genova, il suo entroterra e il Tigullio).

Il maltempo ha raggiunto il culmine nella serata del 9 ottobre, quando un evento alluvionale ha interessato il capoluogo, ed in particolare il bacino del torrente Bisagno, che è esondato provocando l’inondazione della città. L’evento si è collocato in un contesto meteorologico caratterizzato da forte attività temporalesca con strutture stazionarie. Le precipitazioni hanno colpito l’area genovese in due momenti distinti intervallati da una breve tregua: una prima fase temporalesca si è sviluppata tra la mattinata e le prime ore del pomeriggio; una seconda fase, più breve ma più intensa, tra la serata e le prime ore della notte successiva quando le piogge hanno fatto registrare notevoli picchi.

Ad esempio la centralina di Geirato Molassana, gia colpita in modo intenso in mattinata (58 mm/1h e 124 mm/3 ore) registrò durante la serata: 30mm in appena 10 minuti, 81 mm in 30 minuti, 141 mm in 1 ora e 226 mm in 3 ore, quella di Vicomorasso registrò: 30 mm in 10 minuti, 72 mm in 30 minuti, 112 mm in 1 ora e 230 mm in 3 ore, quella di Torriglia 88 mm in 1 ora e 212 mm in 3 ore.

Le intense precipitazioni della serata hanno portato all’esondazione del rio Carpi nel centro di Montoggio e, pochissime ore dopo, all’esondazione del torrente Bisagno dei rii Fereggiano, Sturla e Vernazza nella città di Genova.

Come di consueto, la piena del Bisagno non è stata contenuta nella parte terminale dell’alveo, caratterizzata dalla copertura. Le acque del torrente in piena, fuoriuscite intorno alle 23.15 all’altezza del Ponte di S. Agata (Ponte Castelfidardo)  inondando Borgo Incrociati in sponda destra e poco dopo in sponda sinistra , Via Archimede e Corso Torino.

Il centro della città, dalla zona di Brignole, è stato invaso dall’acqua e dal materiale trasportato. L’inondazione ha interessato gran parte del quartiere della Foce con picchi massimi dell’ordine di 2-3 metri nelle parti più depresse a piano strada, e con picchi maggiori nei cortili e nei locali interrati o seminterrati.

Il culmine della piena, è transitato all’idrometro di Passerella Firpo (picco di 5 metri e 60 centimentri) intorno alle 23.45, ed il livello presso tale stazione di rilevamento si è mantenuto al di sopra della soglia di esondazione per circa un’ora. Per tutto questo tempo il volume d’acqua defluente eccedente la capacità di smaltimento della copertura stessa ha trovato sfogo all’esterno dell’alveo.

L’inondazione del Bisagno si è estesa, a levante, fino a Piazza Tommaseo e Piazza Palermo; a sud l’acqua è arrivata lungo le direttrici di Via Casaregis e Corso Torino, a lambire Piazza Rossetti; a ponente l’acqua ha raggiunto i limiti della zona inondabile, costituiti da Via Diaz, Via Fiasella, la parte bassa di Via XX Settembre, Via Colombo, Via Galata, Via San Vincenzo e Via Tollot.

Un ulteriore contributo all’inondazione del centro città, oltre che a quella dell’area di Via Fereggiano, Corso Sardegna, bassa San Fruttuoso e Corso Torino, è stato dato dall’esondazione del rio Fereggiano.

Fuori dal centro città, in forte analogia con l’evento dell’8 ottobre 1970, sono stati maggiormente interessati i sottobacini del rio Veilino e del rio Geirato.

L’evento ha provocato una vittima sorpresa dalle acque fuoriuscite dal Bisagno all’altezza del sottopasso pedonale di Borgo Incrociati.

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